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  • Serena De Luca

Dislessia e meccanismi di lettura: uno studio approfondito

Leggere è un processo molto complesso, che inizia ben prima dell’ingresso dei bambini nella scuola primaria.

La lettura risulta essere il frutto di un’attività di decodifica di segni unita ad un’azione di comprensione, ossia all’attivazione di strategie cognitive funzionali alla costruzione di un significato. Per giungere a tali finalità, perciò, è necessaria l’acquisizione di alcune specifiche competenze, quali:

• Competenza Tecnica

• Competenza Semantica

• Competenza Morfo-Sintattica

• Competenza Testuale

• Competenza Pragmatico-Comunicativa

• Competenza Rielaborativa

La lettura rappresenta un momento di scoperta, sia in termini di comprensione del contenuto sia, ancor prima, di decodifica di segni che, in un bambino dislessico, risultano fortemente alterate. Necessitano, pertanto, di attenzione particolare, mirata al superamento di quelle difficoltà che ostacolano l’accesso alla lettura come processo di decodifica fra grafema e fonema, ma anche di comprensione del contenuto.

Fondamentale, in tale prospettiva, il potenziamento delle abilità meta-fonologiche, considerate prerequisiti dell’apprendimento, attraverso attività ludico-didattiche specifiche.

Altrettanto importante, secondo quanto dimostrato da uno studio da me condotto, è l’allenamento che si potrebbe definire “fisico” di approccio alla lettura.

In termini generali, la lettura è il risultato di una serie di processi molto complessi che richiedono al bambino il riconoscimento dei segni dell’ortografia, la conoscenza delle regole di decodifica dei segni grafici in suoni (conversione grafema/fonema) e la ricostruzione delle stringhe di suoni in parole del lessico (Stella, 2004).

A livello visivo, la lettura è operata grazie a una serie di abilità neuro-muscolari e visuo-percettive.

Le funzioni coinvolte sono oculomotorie (saccadi e fissazioni), accomodative, di coordinazione e integrazione binoculare, percettive e sensorio-integrative (Tacconella, 1997).

Una lettura normale inizia da un’elaborazione attiva dell’informazione visiva, eppure a volte questa relazione viene ignorata o dimenticata.

La relazione tra visione e lettura sembrerebbe scontata seppure, di fatto, non lo sia per un problema di definizione del processo visivo.

Per essere più chiari, potremmo dire che i nostri occhi funzionano come una macchina fotografica e come essa devono essere fermi per poter funzionare al meglio ed imprimere una fotografia perfetta.

Durante i movimenti saccadici (che rappresentano rapidissime rotazioni del bulbo oculare per allineare la fovea agli oggetti di interesse, e che nella lettura servono a spostare l’occhio da una parola all’altra), i segnali emessi dai nostri occhi vengono inibiti dal nostro cervello che li ferma per fissare quanto letto: queste fermate sono definite, appunto, “punti di fissità”.

I “movimenti di inseguimento”, invece, servono a mantenere la stabilità della riga, permettono di muovere gli occhi in modo da stabilire sulla fovea l’immagine di un oggetto che si muove lentamente nello spazio.

I punti di fissità, quando leggiamo, sono caratterizzati dalla durata e dal numero di caratteri e/o parole che riusciamo ad “assorbire” ad ogni sosta e durante la fissazione, quindi, l’informazione visiva viene percepita.

In generale, per leggere una riga all’interno di un testo necessitiamo di fare tra le 9 e le 12 soste, ognuna delle quali ha una durata che oscilla tra i 0,25 e 1,5 secondi.

I lettori molto giovani ed inesperti hanno tempi di lettura più alti, un numero ed una durata maggiore delle fissazioni, così come è maggiore il numero delle regressioni (circa il 25% del totale dei movimenti saccadici).

L’ampliamento del vocabolario aiuta il giovane lettore a compiere meno fissazioni e, di conseguenza, saccadi più lunghe.

I movimenti oculari di un bambino dislessico possono essere paragonati a quelli di un lettore alle prime armi.

I dislessici hanno fissazioni di durata maggiore rispetto al normale e le regressioni a sinistra sono, spesso, più lunghe delle saccadi verso destra.

Lennerstrand ha osservato, addirittura, delle “regressioni in serie” molto accentuate, denominando tale fenomeno come reversed staircase pattern.

Questo fenomeno, secondo alcuni studiosi, potrebbe dipendere da un tentativo di “leggere al contrario” da parte del soggetto dislessico, tanto che, in alcuni casi, i movimenti oculari sono simili a quelli normali quando il testo viene capovolto sottosopra, ma questo aspetto va approfondito.

È comunque indubbio che la valutazione della precisione e della stabilità delle saccadi è estremamente importante per aiutare i bambini ed i ragazzi con difficoltà di lettura, soprattutto legate alle inversioni di lettere.

Se un bambino, infatti, non riesce a muovere gli occhi in modo sequenziale lungo la pagina, ma ha dei movimenti oculari che saltano avanti ed indietro, parole come caro potrebbero essere lette roca o raco.

Sulla base di tali considerazioni, lo studio condotto ha avuto la finalità di applicare, caso per caso, in virtù delle differenti caratteristiche e difficoltà presenti nei bambini, una modalità di allenamento dei muscoli oculari, lavorando sulle saccadi e sui punti di fissità, sulla velocità di spostamento e di fermata degli occhi prima su schemi proposti e poi sul testo stesso.

Le conclusioni hanno dimostrato che, tanto su bambini con difficoltà di lettura, quanto su bambini dislessici, questo tipo di training migliora le prestazioni di lettura e non meno la comprensione del testo.

Il miglioramento e l’accuratezza nella velocità dei movimenti da sinistra verso destra, ma anche dall’alto al basso (e viceversa), mediante esercizi mirati, infatti, migliorano a loro volta le abilità di lettura, la capacità di comprensione del testo ed il numero di parole lette al minuto, diminuendo il numero di fissazioni e di regressioni.

Inoltre, le abilità oculomotorie e quelle di comprensione sono entrambe dipendenti dall’attenzione: il loro allenamento, pertanto, richiede attenzione e si può dunque affermare che il miglioramento dell’attenzione migliori tali capacità ma anche (cosa ancor più importante), i miglioramenti derivanti al training migliorano le capacità attentive.



In allegato, il mio articolo approfondito pubblicato da Erickson.

https://docs.wixstatic.com/ugd/258c43_b8f6c7f31d4845e787678e7944311e73.pdf



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